lunedì 19 marzo 2012

MERAVIGLIE DEL MONDO:TOMBA TRACE DI SVESHTARI

In Bulgaria, nella zona nord-est della regione di Razgrad, nel comune di Isperish, si trova una vasta zona di grande rilevanza  storica e archeologica.  Si tratta di un territorio unico, costituito da monumenti antichi, da tracce d’ insediamenti, da santuari e da necropoli, ricordo  di un popolo quasi dimenticato: i Geti .

I Geti, popolo della Tracia , definiti da Erodoto come “la più nobile e la più giusta di tutte le tribù traciche”, vissero in questa zona dal IV millennio a.C.  fino il 335, anno in cui furono sconfitti da Alessandro Magno.

Dal 1975, nel museo di Iperish, vengono raccolti tutti i ritrovamenti dei numerosi scavi archeologici che circondano la zona.  Nel 1982, grazie a uno di questi scavi, vicino al villaggio di Sveshtari, fu scoperta una tomba di grandi dimensioni (sotto un tumulo alto 11,5 m e largo 70 m), importante perché permette lo studio dell’architettura degli edifici di culto traci.
La sua costruzione è da collocare  nel terzo secolo a.C., periodo fiorente sia dal punto di vista economico/politico che culturale. Molto probabilmente questa sepoltura apparteneva a un re di rilievo e  facoltoso,  ne è la dimostrazione  l’architettura perfetta e le ricche decorazioni.
Costruita con dei blocchi di calcare  di grandi dimensioni, è costituita da:  un ingresso monumentale,  un dromos (corridoio), un’anticamera e due camere rettangolari coperte  da una volta semi-cilindrica separata.
L’ingresso è fiancheggiato da due colonne rettangolari, che sorreggono un’architrave  decorata con dei fregi a rilievo, costituiti da teste di bovino stilizzate, rosette e ghirlande.
La camera centrale è eccezionalmente ricca di decorazioni.
All’ interno, dietro una porta massiccia decorata (naiskos), era nascosto agli occhi dei mortali il letto di sepoltura del signore con a fianco un letto più umile destinato alla moglie, che lo avrebbe seguito dopo la morte. Così come i cavalli preferiti, trovati nella camera laterale.  
Sopra i due letti è presente un grosso dipinto. Al centro della composizione una dea sta offrendo una corona  al sovrano, raffigurato come un eroe a cavallo di fronte a lei. Su entrambi i lati invece ci sono processioni di servi e uomini armati che trasportano doni per il loro signore.
Le pareti delle camere sono ricoperte da murales dipinti e sono decorate con delle cariatidi, metà umane e metà vegetali. 
Le 10 figure femminili scolpite in rilievo nella camera centrale e le decorazioni della volta sono gli unici esempi di questo tipo finora trovati nelle terre dei Traci. 
Queste statue sono davvero impressionanti: sono alte 1,20 m e sono molto curate nei particolari. 
Indossano il chitone, un vestito lungo senza maniche, legato sotto il seno da un nastro sottile e i colori utilizzati sono rimasti quelli originali: l'ocra, il marrone, il blu, il rosso e varie sfumature del lilla.
Se si osserva tutto l'insieme sembra quasi d'osservare l'immagine congelata di un gruppo di donne che  balla una danza rituale per il lutto del loro signore. 
Grazie alla sua architettura e alle decorazioni artistiche, nel 1985 la tomba Sveshtari è stata inserita nella lista del patrimonio mondiale culturale e storico dell'UNESCO. 
Meraviglie del mondo: 11

mercoledì 29 febbraio 2012

Meraviglie del mondo: Barumini

Barumini è una località dell'interno della Sardegna, a 60 km a nord di Cagliari, dove sorge uno dei più complessi e importanti villaggi nuragici.
La civiltà nuragica si formò in epoca neolitica e raggiunse il massimo del suo sviluppo nell'età del bronzo. Prende il nome dalle Nuraghe, costruzioni a torre di forma tronco-conica all'interno delle quali sono ricavati uno o due vani coperti da una falsa cupola di massi che si restringe fino alla sommità. 
Esse erano già conosciute dai greci del IV sec. a.C., che ne apprezzarono l'armonia costruttiva dei loro interni e addirittura, nei loro racconti, cercarono di attribuirsi il merito della loro costruzione, inventando il mito di Norax (Norace, fondatore di Nora, la città più antica della Sardegna) venuto dalla Spagna con un numeroso seguito di coloni. 
Spesso i nuraghi sono isolati e limitati a un solo vano, altre volte invece hanno forme più elaborate e sono circondate da resti di capanne circolari, formando dei veri e propri villaggi, come nel caso di Barumini.
I nuraghe di Barumini sono molti, ma purtroppo della maggior parte ne rimangono solo pochissimi resti. Non è il caso però del "SU NURAXI", il meglio conservato e il più imponente di tutta la zona.
La costruzione più grande, chiamata appunto la "reggia SU NURAXI" , è una torre alta circa 20 metri ed è costruita senza l'uso di malta,  da grandi blocchi di pietra squadrati.
Essa contiene tre ambienti, detti Tholos, collegati da una scala a chiocciola ricavata nello spessore della muraglia, che sale fino al livello superiore, di cui ormai rimane ben poco e dal quale si può osservare tutto il territorio circostante.
All'interno si trova anche un ampio cortile, che aveva la funzione di raccolta dell'aria e della luce necessarie agli ambienti circostanti. Esso è dotato anche di un pozzo, alto 12 metri e largo 56 m, scavato quasi per intero nella roccia sino alla profondità di più di 20 metri. 
Come in altri insediamenti nuragici, anche a Barumini, all'edificio centrale originario, datato circa 1500 a.C., si aggiunsero in tempi successivi una serie di strutture difensive che lo trasformarono in una vera e propria fortezza.
Le 4 torri esterne che circondano il Su nuraxi sono collegate da un massiccio muro di pietra spesso 3 metri e per entrare si accedeva da una piccolissima porta, in seguito sigillata. Questo era un ingresso esterno, aperto in un tratto della muratura con delle architravi perfette, ed era sopraelevato di ben 7 metri dal suolo, tanto che era accessibile solo per mezzo di scale mobili di legno o di corde.
Le fortificazioni furono smantellate dai cartaginesi già nel VII secolo a.C., mentre il villaggio di capanne, che si formò tutt'intorno alla costruzione, sopravvisse fino al I sec. a.C. Tuttavia gli scavi portati avanti in questi anni, hanno dimostrato che queste zone furono abitate fino al III secolo d.C.
Le capanne, anch'esse rotonde come il nuraghe principale, probabilmente erano ricoperte con un tetto di legna e frasche. All'interno, nelle pareti, sono state ricavate delle nicchie che servivano come giacigli e per terra sono ancora visibili i segni della presenza di focolari.
In tutto il villaggio si trovano tracce di fognature e laboratori per uso collettivo e sono stati portati alla luce molti oggetti in bronzo, come scalpelli, coltelli, aghi e vari oggetti femminili per le acconciature e monili in ottime condizioni.
Questa fotografia, scattata nel 1937, mostra il nuraghe Su Nuraxi prima degli scavi.
Un gruppo di giovani del paese praticò un piccolo scavo con l'intento di penetrare nel nuraghe sotterraneo.
Prima di allora queste costruzioni non furono mai prese in considerazione, fino a quando, nel 1938,  l'archeologo G.Lilliu ne individuò la struttura e dalle prime analisi ne ricostruì la planimetria.
Fu solo nel 1940 che cominciarono i primi veri scavi, sempre diretti da Lilliu, che permisero una vera e propria analisi del sito.
Nel 1997 invece, viene inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell'Unesco, perché uno dei pochi esemplari riconducibili alla preistoria dell'umanità .

Meraviglia del mondo10

lunedì 20 febbraio 2012

UNA NOTTE AL MUSEO....VIRTUALE!!!! LOUVRE PARTE VI

L'ala SULLY per il piano ammezzato e il pianterreno è il proseguimento delle altre ale viste fino adesso.
Nel piano ammezzato si trovano ancora i fossati medievali, come abbiamo visto nell'ala Denon, mentre nel pianterreno si possono ammirare le collezioni di antichità, come proseguimento dell'ala Richelieu.
E' qui in questo piano che si può riscoprire la civiltà egizia, grazie all'opera di raccolta del generale Bonaparte, durante la campagna d'Egitto, nel 1798.
A guardia della cripta all'entrata delle sale egizie, la Grande Sfinge di Tanis è uno dei quattromila pezzi di questa collezione.
Sfinge di Tanis

Lo scriba rosso

Ramses II
Nel primo piano si possono ammirare svariati oggetti d'arte, mentre nel secondo piano, quello che attira di più la mia attenzione, è dedicato interamente alla pittura francese.Le prime sale si trovano nell'ala Richelieu e poi proseguono su tutto il piano dell'ala Sully.
Questo è l'elenco delle sale, con una piccola descrizione di quello che si può trovare al loro interno:
SALA 1
All'ingresso il dipinto francese più antico, il profilo di Giovanni il Buono.
SALA 2
Paramento di Narbonne, destinato a un altare quaresimale e di fronte il tondo con la Pietà di Jean Malouel.
SALA 3
"Consacrazione della Vergine", di origine medievale.
SALA 4
"Pietà di Villeneuve les Avignon" di scuola avignonese, illustra l'insediamento dei papi in questa città.

SALA 5
"I tre profeti"
SALA 6
dedicata interamente a JEAN FOUQUET:
Autoritratto

Carlo VII
SALA 7:
 "Ritratto di Francesco I" di JEAN CLOUET

SALA 8
Ritratti vari del XVI sec
SALA 9 e 10
Sono raccolte le opere della Scuola di Fontainbleau, che hanno come tema "Diana cacciatrice".

"'Eva prima donna" di Cousin, invece riprende il tema biblico.
SALA 11
dedicata ai caravaggeschi, che riprendono il tema del chiaroscuro dell'artista.
"Il concerto" di Nicolas Tournier
SALA 12
Opere di Simot Vout, primo pittore di Luigi III, sullo stesso stile caravaggesco.
SALE 13 e 14
Opere di  Nicolas Poussin
"Ispirazione del poeta"
SALA 15
Opere di Claude Lorrain, con tutti i suoi tramonti, paesaggi romani e porti immaginari.

SALA 16
"La rotonda di Poussin" accoglie i suoi dipinti sulle 4 stagioni

SALA 17
spazio riservato alle informazioni e alla documentazione
SALA 18
Sala Poussin, con il suo dipinto "Apollo e Dafne"

SALA 19
grandi pale d'altare di Le Sueur e La Hyre
SALE 20-23 
esposti i cartoni di Le Brun, per la decorazione di alcuni spazi di rappresentanza che esaltavano la figura di Luigi XIV.
SALA 24
ventidue quadri di Le Sueur che illustrano la vita di San Bruno.
SALA 25
Sono qui esposti alcuni dipinti destinati alle stanze della nobiltà, come la galleria delle Muse, dello stesso Le Sueur
SALA 26
o Sala "PITTURA DI CABINET", si tratta di piccoli quadri destinati ai "cabinets d'amateur", comprendenti scene di genere, nature morte e paesaggi. Tra gli autori più importanti: Claude Lorrain, Pierre Antoine Patel e Jacques Stella.
SALA 27
Tema principale le nature morte, sovente invito alle gioie della gola.
Natura morta di Lubin Baugin
Questa tradizione fiorisce durante il XVII sec, sotto l'influenza dei pittori fiamminghi. La natura morta si coniuga talvolta con il tema religioso della "Vanitas", simboleggiato da teschi, accompagnati da attributi che evocano la vanità delle speranze umane.
SALA 28 
Sala La Tour: artista lorenese a lungo misconosciuto, può essere accostato alla cerchia dei caravaggeschi. Rischiara le sue scene notturne con la luce di una candela, mentre le scene diurne contrastano per loro luce fredda.

SALA 29 e 30
 Sono raggruppate le opere chiave dei fratelli Le Nain.

 La dignità dei personaggi, la semplicità della composizione e la sobrietà della tavolozza segnano il rifiuto del pittoresco.
SALA 31
Dedicata alle opere di Philippe de Champaigne, come il "Ritratto di Arnauld d'Andilly

SALA 32
Charles le Brun con 4 tele monumentali che celebrerano Alessandro Magno.
In realtà è un riferimento al RE SOLE, il quale amava essere paragonato a un eroe antico.

SALA 33 
Jean Jouvenet artista normanno che ha realizzato opere religiose per le chiese.


SALA 34-35
Dedicate ai pittori di Luigi XIV, dove si possono ammirare numerosi suoi ritratti.
SALA 36 37
WATTEAU con tutti i capolavori della pittura galante del XVIII sec.

SALA 38
Qui i pittori di Luigi XV si collocano sotto il segno della galanteria e della leggerezza e lo stile utilizzato è unicamente il rococò.
SALA 39-40
Jean-Simeon Chardin con le sue numerose nature morte

SALA 41-42
Raccolte di pastelli e miniature.
SALA 43
Pittura di storia religiosa Jean Restout, maestro dei soggetti devozionali
SALA 44-45
Pastelli di ritratti Delatour
SALA 46
Pittura storica mitologica
SALA 47
Ritratto di Diderot di Michael Van Loo

SALA 48 
Greuze


SALA 49 50 51
Il mitico Fragonard



SALA 52
Vivaci ritratti di Madame Vigée Le Brun

SALA 53
Esempi di neoclassicismo: F.Vincent e Gérard

SALA 54
David e i suoi allievi, maestro del neoclassicismo e della ricerca di una bellezza ideal


SALA 55
paesaggi, pittura di genere e ritratti
SALA 56
Pierre Paul Prud'hon maestro del romanticismo
SALA 57-58-59
pitture, scene e paesaggi del 1800
SALA 60
Ingres maestro indiscussi del romanticismo


SALA 61
Gericault, il pittore della follia.
SALA 62
Delacroix

Ecco, questo era l'ultimo capolavoro della nostra mostra virtuale!
Spero che questo piccolo viaggio all'interno di uno dei musei più belli al mondo vi sia piaciuto!!!!
Alla prossima
Cri

sabato 11 febbraio 2012

Argo

La figura di Argo, detto anche Panoptes, colui che tutto vede, o Argo dai molti occhi, è ricordata principalmente nell'ambito della vicenda che vede protagonista Io, figlia del dio fluviale Inaco, amata da Giove e trasformata dal dio in giovenca per scampare all'ira della moglie Giunone.
Accortasi dell'inganno, la regina degli dei chiede al marito di farle dono della vacca e affida l'animale alla custodia di Argo che, dotato di numerosi occhi, può allo stesso tempo dormire e vegliare facendoli riposare a turno.
Preoccupato per le sorti dell'amata, Giove chiede aiuto a Mercurio, il quale riesce a fare addormentare completamente Argo al suono del flauto e lo uccide.
Secondo altre versioni del mito il dio addormenta Argo con la sua bacchetta divina o ancora lo abbatte scagliandogli un sasso. Per rendere onore al suo servitore, Giunone appone i suoi occhi alla coda del pavone, animale sacro alla dea.

Argo viene raffigurato mentre, osservato da Mercurio, custodisce Io o mentre si addormenta al suono del flauto; i pittori lo ritraggono talora morto mentre Giunone pone i suoi occhi sulla coda dei pavoni con l'aiuto di amorini.
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